Un libro, ovvero l’esperienza finita dell’infinito (a proposito di una “Piccola metafisica del libro”)

«Rigiri il libro tra le mani, scorri le frasi del retrocopertina, del risvolto, frasi generiche, che non dicono molto. Meglio così, non c’è discorso che pretenda di sovrapporsi indiscretamente al discorso che il libro dovrà comunicare lui direttamente».

Adami-locandinaRiflette così Italo Calvino nelle pagine di Se una notte d’inverno un viaggiatore. Capita anche con il saggio che queste pagine provano a presentare restando sulla soglia del testo dell’autore, nella zona che Borges definitiva «vestibolo». Proprio Soglie è il titolo adottato da Gerard Genette per un noto studio su quei «dintorni del testo» che hanno diretta responsabilità dell’editore e si sostanziano della materialità da cui non a caso prende avvio l’itinerario di questa Piccola metafisica del libro (di Matteo Bergamaschi, edizioni Effatà).

 cop170Un libro in sé non è semplicemente il testo, che è sempre avvolto dalla forma e dal contenuto del «paratesto», frutto della mediazione editoriale tra autore e lettore. È necessaria perciò una descrizione dell’oggetto fisico esteriore per comprendere meglio l’interiorità del senso. Qui siamo invitati a farlo fin da subito (con un appassionato avvertimento: «il finito è più esplosivo del tritolo») meditando sulla fisicità e sulla finitezza dell’oggetto libro dove risiede il pensiero umano e si può cogliere che «c’è dell’altro», per dirla con Silvano Petrosino. Dalla sua lezione Matteo Bergamaschi prende le mosse nella consapevolezza di un’attualità in cui il senso pare essere «finito», con un riferimento alla riflessione di Nancy che è uno dei molti stimoli assunti, poi registrati in bibliografia, che vanno da Barthes a Derrida, da Levinas a Steiner. Continua a leggere

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I “libri illeggibili” di Munari, maestro di grafica editoriale

Bruno Munari maestro di grafica editoriale

«Un libro come oggetto, indipendentemente dalle parole stampate, può comunicare qualcosa?» è la domanda che sta alla base dei celebri “libri illeggibili” con cui Bruno Munari dal 1950 inventa «pagine rigide, molli, opache o trasparenti» che comunicano soltanto con forme e colori. Lo stesso fa con i “libri tattili” per i piccoli che non sanno ancora leggere o guardare le figure. Dopotutto il ragazzo del Polesine fa tesoro della lezione futurista (specie Depero) fin dalla prima scultura “aerea” del 1930. Ma è dell’anno prima il suo primo libro illustrato e l’ultimo è di 70 anni dopo: una parabola straordinaria che finalmente è contenuta in un omaggio alle copertine di una vita. Continua a leggere

Best seller dietro le quinte: come nascono i casi editoriali?

Libro best seller

Copertina di "Non è un caso che sia successo. Storie di best seller"

Non è un caso che sia successo. Storie editoriali di best seller è un volume che raccoglie quasi sessanta schede su best seller uniti da “successo” e “caso. Dal Candido all’Ulisse, dal Piccolo Principe a Pippi Calzelunghe, da Il fu Mattia Pascal a Il nome della rosa, da Madame Bovary a Twilight, da Harry Potter a Gomorra…  quasi sessanta casi editoriali analizzati tra scoperte, rifiuti, riletture, traduzioni, polemiche e trasposizioni cinematografiche: questi libri, in vetta alle classifiche grazie a idee rivoluzionarie, copertine irriverenti, scelte editoriali geniali e soprattutto storie affascinanti, continuano a conquistare il pubblico. Perché un successo non è mai un caso, anche se in parte lo è..

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