Best seller dietro le quinte: come nascono i casi editoriali?

Libro best seller

Copertina di "Non è un caso che sia successo. Storie di best seller"

Non è un caso che sia successo. Storie editoriali di best seller è un volume che raccoglie quasi sessanta schede su best seller uniti da “successo” e “caso. Dal Candido all’Ulisse, dal Piccolo Principe a Pippi Calzelunghe, da Il fu Mattia Pascal a Il nome della rosa, da Madame Bovary a Twilight, da Harry Potter a Gomorra…  quasi sessanta casi editoriali analizzati tra scoperte, rifiuti, riletture, traduzioni, polemiche e trasposizioni cinematografiche: questi libri, in vetta alle classifiche grazie a idee rivoluzionarie, copertine irriverenti, scelte editoriali geniali e soprattutto storie affascinanti, continuano a conquistare il pubblico. Perché un successo non è mai un caso, anche se in parte lo è..

Un viaggio tra passato e presente della letteratura mondiale. Il libro è edito da Educatt nei “Quaderni del Laboratorio di editoria dell’Università Cattolica”. Come scrive Roberto Cicala nella presentazione “Si può imparare a leggere anche avendo un solo libro in casa, Cucinare è facile, come è capitato alla piccola Matilde protagonista del romanzo omonimo di Roald Dahl, autore abbonato ai successi, dalla Fabbrica di cioccolato a Le streghe, scritti per i suoi lettori più giovani. In ogni libreria che si rispetti molte delle sue opere sono sempre esposte: succede anche a gran parte dei casi editoriali qui raccolti, che dopo essere stati campioni di vendite hanno avuto nel tempo il privilegio di diventare long seller. Non è impresa facile: nell’oceano dell’editoria di lingua italiana ogni anno salpano oltre 55 mila vascelli di carta e inchiostro, tra novità e ristampe, di cui soltanto pochi approdano all’agognato porto della top ten delle classifiche. Le schede compilate dagli studenti di editoria dell’Università Cattolica ci fanno prendere in mano le prime edizioni di questi best seller, di cui analizzano le copertine e illuminano alcuni aspetti della mediazione editoriale che ha trasformato quel testo non semplicemente in un libro ma soprattutto in un caso. Il curioso titolo da loro scelto (Non è un caso che sia successo) richiama proprio il fatto che talvolta il caso, chiamiamolo pure fato, entra in gioco. Infatti l’esperienza insegna che non esistono ricette preconfezionate di marketing con cui determinare a tavolino un successo: altrimenti i grandi gruppi, potendo investire molto, non sbaglierebbero un colpo. Invece sbagliano, forse più di tutti. Allora che cosa unisce Moccia a Flaubert? E Pippi Calzelunghe a Il nome della rosa?”

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